Rubbi: “Basta immobilismo a sinistra!”

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È un cantante, compositore, sceneggiatore, attore. È difficile ingabbiare uno come lui nelle maglie delle “schedature” da curriculum, sarà per questo che, da mente libera qual è, Emiliamo Rubbi sposa a pieno l’idea di una selezione dal basso del prossimo governatore dell’Urbe. Il prossimo sindaco di Roma può davvero uscire da un comitato di cittadini e non da un movimento uscito da un ufficio marketing? Glielo abbiamo chiesto.

Perché piazze come quella di San Giovanni del 5 luglio sembrano non interessare ai partiti?
Per diversi motivi. La destra, ovviamente, le vede come l’espressione di un residuo culturale “di sinistra” che, in cuor suo, sperava di aver definitivamente annientato, mentre gli altri le giudicano “divisive”. Ed effettivamente così è. Per l’attuale maggioranza di governo, un Aboubakar Soumahoro è “divisivo”, perché su certi temi buona parte del governo è più vicina alle posizioni di Salvini che alle sue.

Che rapporto c’è oggi tra partiti e cittadini?
A destra, come da tradizione, c’è fiducia nell’uomo (o nella donna) “forte”, mentre i partiti di governo vivono una situazione tuttora poco chiara. Il PD ha recuperato qualche punticino nei sondaggi non facendo, sostanzialmente, nulla. Ma l’immobilismo può servire a recuperare una piccola parte dell’elettorato messo in fuga dalla catastrofe renziana, di sicuro però non serve a risalire oltre il punto in cui si trova adesso. Il M5S, invece, è un movimento in crisi d’identità. Attualmente, si affida in tutto e per tutto a Conte (che gode di un buon consenso principalmente grazie alla gestione del lockdown), che è sostanzialmente un uomo di centro. Un tempo sarebbe stato definito “un democristiano”. E per un movimento che doveva la sua popolarità al populismo, all’antipolitica e alle proteste antisistema, ovviamente, questo è un grosso problema. Il M5S attuale non è neanche un lontano parente di quello che vinse le elezioni due anni fa, neanche nei numeri. Ha perso del tutto capacità aggregativa, come molti di noi avevano previsto, nel momento in cui è andato a governare. Insomma, riassumendo: a destra c’è fiducia, al centro c’è confusione, a sinistra, al momento, in parlamento non c’è niente.

Il metodo delle elezioni primarie è ancora opportuno per la scelta dei candidati?
Non è solo opportuno, è il metodo migliore. Forse l’unico percorribile se non si vuole andare incontro a una debacle che, altrimenti, sarebbe già scritta.

Per le prossime elezioni amministrative di Roma 2021, se potesse dare un consiglio al centrosinistra, suggerirebbe di scegliere il candidato attraverso le primarie?
Assolutamente sì. E ovviamente le primarie dovrebbero essere aperte.

Che sindaco le piacerebbe?
Un sindaco che abbia il coraggio di fare quello che va fatto, che prenda posizione a favore delle minoranze, che rimetta la cultura al centro di un percorso di emancipazione sociale per chi, al momento, vive ai margini. In buona sostanza un sindaco che non si vergogni di pronunciare le parole: “accoglienza”, “solidarietà”, “cultura”. Non è più il momento di “mediare”. Adesso serve una scelta di campo. La destra vince con programmi di estrema destra, la “sinistra”, invece, in buona parte seguita a percorrere questa sua infinita rincorsa al centro e all’elettorato moderato, come se pensasse che portare avanti i propri valori sia una garanzia di sconfitta. 

Farebbe un in bocca al lupo al comitato Primarie Roma 2021?
Ma certo. In bocca al lupo, ragazzi!

(Intervista di Barbara Linardi)

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