Colabello: “Le Primarie fanno parte del DNA del PD”

Intervista a Julian G. Colabello, Consigliere e Presidente Commissione Controllo, Garanzia e Trasparenza Municipio Roma XIV

Consigliere, manca meno di un anno alle elezioni amministrative per il Sindaco di Roma e per il rinnovo degli organi politici del Comune e dei Municipi, cosa ne pensa della situazione politica nel campo del centrosinistra?

Penso sia faticosa perché da un lato oltre l’obliterazione non si è mai arrivati a una sintesi sulla vicenda Marino, che non riguarda solo il PD ma tutte le forze storiche della sinistra cittadina, e dall’altra in attesa di un candidato “forte” si fa fatica a fare un dibattito sulle future strategie per rilanciare la città. Questo non vuol dire che non ci siano iniziative da parte dei partiti e movimenti e realtà cittadini e anche buoni spunti ma i punti essenziali del nuovo programma per Roma sono ancora nebulosi o in ogni caso ancora fermi a formule vuote e spesso consumate.

Pensa che l’alleanza di Governo possa essere replicata nell’amministrazione della Città?

Non credo che abbia molto senso al di là degli enormi problemi politici che porterebbe. Roma è una vicenda complessa in cui i 5stelle sono entrati senza scrupoli e facendo carne da macello di tutto quello che hanno incontrato massacrando per primo il PD che volenti o nolenti rimane il perno della coalizione cittadina. Ma il punto è forse addirittura precedente: nei comuni sopra i 15.000 abitanti si vota a doppio turno, quindi un primo turno con le liste e poi un ballottaggio tra i primi due candidati (salvo non si arrivi al 50%+1 al primo turno su uno dei candidati, direi in questa tornata comunque inverosimile). PD e 5stelle hanno una convenienza elettorale a correre divisi al primo turno per massimizzare i loro consensi, poi sul ballottaggio si potrebbe fare una riflessione ma anche lì sarebbe più di stile che non di sostanza visto che soprattutto sui grandi numeri come quelli romani al secondo turno i cittadini tendono a votare la persona più che il partito.

Che giudizio dà del sindaco Raggi e della sua giunta?

Disastroso e non tanto o soprattutto per le tante inefficienze che sono affiorate o si sono aggravate in questi anni ma per aver tradito la fiducia di tanti romani che l’avevano votata per una “svolta”. Mentre la Sindaca fa i tweet sull’antimafia (che non è sua competenza) nel frattempo non si è mai visto un comune così poco trasparente, confuso, disorganizzato. E dove c’è polvere poi si crea il fango, spero di sbagliarmi ma ho paura che pagheremo per molti anni il vuoto dell’amministrazione Raggi in modo simile per quanto diverso a quanto successe con Alemanno.

Ci dica tre tematiche principali di cui, secondo Lei e secondo i cittadini che incontra, il suo schieramento dovrebbe occuparsi? 

Sono i bisogni essenziali: mobilità, salubrità e rifiuti, casa. Su questo in questi quattro anni abbiamo visto un disastro dopo l’altro ben rappresentato dal fallimento di ATAC, da AMA ad un passo dal default e dalla crisi idrica del 2018/19 (un’evenienza inaudita a Roma) dove ACEA che pure distribuisce consistenti dividenti ai soci privati si è dimostrata impotente. Sulla casa basta un dato: sono sei mesi che non viene assegnata nessuna casa popolare a Roma, incredibile. Tenere in mente questi punti sarebbe già un passo avanti.

Che caratteristiche deve avere un Sindaco per poter far fronte alle questioni irrisolte della Capitale? Secondo Lei, è preferibile che sia scelto tra i Big della Politica nazionale o deve provenire dalla società civile? Top Player o manutentore?

Non amo le definizioni politiche che non vengono da un ragionamento politico. Ci vuole una persona e una squadra che abbiano coraggio nei fatti e non a parole, a partire dal Bilancio. C’è un tema nazionale su Roma, sui fondi, sulle grandi infrastrutture, va aperto con ogni mezzo e sapendo che in questa battaglia ci sarà molto da perdere. Quindi il big che non si vuole rovinare i rapporti dovrebbe girare a largo al pari dell’amministratore che pensa di usare la carica per un lancio politico per altri lidi. È una battaglia, ci voglio soldati e ufficiali coraggiosi, quindi devono sapere di cosa parlano ma allo stesso tempo non avere paura di perdere qualcosa.

Veniamo al metodo della scelta: che giudizio dà del metodo delle Primarie? Può dirci un punto di forza e uno di debolezza delle Primarie? Preferisce che la scelta del candidato avvenga in modo diverso? Se sì quale?

Le primarie fanno parte del DNA del PD e sono normalmente il modo meno drammatico per risolvere discussioni e divisioni territoriali sui nomi. Il difetto se vogliamo è che molti le considerano come la panacea di tutti i mali ma non è affatto così: senza una visione politica comune è tutto inutile come ha dimostrato la vicenda Marino che pure vinse nettamente le primarie. Penso che oggi vista la debolezza della dirigenza politica del PD e non solo, siano comunque la soluzione migliore altrimenti si rischia di avere un candidato sindaco e candidati presidenti senza consenso e scollegati dai territori che dovrebbero rappresentare.

Come immagina Roma tra dieci anni? 

Con la metro C che arriva a Clodio e prosegue per l’Olimpico.

Tra i sindaci del passato, qual è il suo preferito? Perché?

Direi Nathan per quanto non amo le odi storiche, troppo spesso si rimpiange il passato perché non si è in grado di immaginare il futuro.

Suggerisca al centrosinistra uno slogan per vincere le elezioni amministrative del 2021.

“Roma è Roma”. Chi non lo capisce, chi pensa di essere un risolutore e che questa città sia solo una delle tante pratiche è destinato capitolare. È sempre stato così e sarà sempre così. 

(Intervista di Gaia Coggiatti – Cittadini Democratici)

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Età: 54 Studi: Maturità classica al Liceo Mamiani di Roma, Laurea in Lettere Moderne – Antropologia culturale all’Università La Sapienza di Roma Professione: Dirigente Estrazione politica: Partito Democratico Esperienze politiche passate: Dal 2006 al 2009 assessore (dal 2008 con funzioni di Vice Presidente) del Municipio Roma Centro Storico. Dal 2010 al 2013 responsabile […]