Scandurra: “Primarie, ultima chance?”

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Certo non si può lasciare il campo libero ai partiti tradizionali della sinistra che, come ricorda Annamaria Bianchi, hanno fallito più volte e miseramente come attesta, da ultimo, il clamoroso “caso Marino” (assolto con formula piena dai suoi presunti reati contestatogli proprio dalla sinistra che lo aveva eletto). Dunque che fare? Si invocano le Primarie come “minimo sindacale”, ma per dimostrare cosa? Le Primarie come “miracolo” che dovrebbero riscattare l’assenza lunga della politica?. Non esiste, sebbene io l’abbia auspicato nel mio articolo su Il manifesto, una vera alternativa. La sinistra vera è sparpagliata, divisa e, in molti casi, ha rinunciato a darsi una vera rappresentanza, fa politica in altri modi. Esistono qua e là segnali di un’alternativa locale ma che non è in grado di raccogliere, tanto meno rappresentare, il pur variegato mondo della resistenza romana. Lo dimostra il numeroso drappello di candidati che, ognuno in perfetta coerenza, si autocertifica di rappresentare qualche parte di questa sinistra (rivoluzionaria? Riformista? Conformista?). Credo che le Primarie sarebbero davvero utili solo nel caso ci fosse una persona non emanazione dei partiti capace di raccogliere le varie anime della sinistra e della società civile. Non in presenza di un numeroso drappello di candidati.

Al di là delle buone intenzioni è troppo poco per condizionare l’eventuale alleanza politica di cui il PD romano (forse il peggiore d’Italia come ebbe a dire Barca) rimane il tondino di ferro. Ci sarebbe da chiedersi perché nessuno, in tempi non sospetti, non abbia lavorato (o almeno tentato di lavorare) per creare una vera alternativa e perché il momento elettorale resta comunque il solo ed esclusivo momento della verità.

In questi anni molti articoli si sono scritti su Roma, saggi, libri, studi, testimonianze e fatte moltissime esperienze di contropotere. Ma tutti condotti in totale solitudine (politica) senza produrre alcuna egemonia (in senso gramsciano ovviamente). Eppure le condizioni miserrime nella quali versava (e tutt’ora versa) la città erano sotto gli occhi di tutti. Sarebbe bastato allora convocare assemblee cittadine, raccogliere programmi e idee e costruire insieme alleanze senza destare il sospetto di volersi candidare a Sindaco.

Non si è fatto e siamo alle solite, chiediamo al PD di svolgere le Primarie e il PD risponderà che così si indebolisce il partito, noi diremmo che invece così si confrontano candidati e idee e il PD risponderà che così si favorisce la destra, come in uno dei tanti film già visti. E se anche ci fossero le Primarie e vincesse un candidato non direttamente espressione dei partiti, che cosa potrebbe fare costui se non essere ostaggio, prima o poi di quella burocrazia politica quale è diventato il PD romano? Per lui si potrebbe ripetere il “caso Marino” licenziato con infamia dal PD per non essere ligio alle sue direttive. O forse dovrebbe accettare le condizioni imposte rinunciando alla sua autenticità.

Qualcuno dirà che è questa la politica! Ovvero sapersi muovere tra i mille compromessi tenendo la barra diritta. Ma certe volte, è il caso di Roma, senza un risveglio della cittadinanza ogni buona intenzione è destinata a fallire, almeno per ora.

(Enzo Scandurra è urbanista, saggista e scrittore. Ha insegnato per oltre quarant’anni “Sviluppo sostenibile per l’ambiente e il territorio”, presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza di Roma.)

One thought on “Scandurra: “Primarie, ultima chance?”

  1. Enzo, il tuo pessimismo e la tua totale sfiducia nel confronto politico non fa un bel servizio alla costruzione di una alleanza per Roma sulla base di primarie di coalizione

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