Zocchi: “Vorrei un sindaco attento alle nuove generazioni”

Matteo Zocchi è Capogruppo della Lista Civica Caudo nel Municipio Roma III ed esponente del Movimento POP

Consigliere, manca meno di un anno alle elezioni amministrative per il Sindaco di Roma e per il rinnovo degli organi politici del Comune e dei Municipi, cosa ne pensa della situazione politica nel campo del centrosinistra?

C’è una storia di riscossa da scrivere tutte e tutti insieme perché la città è in estrema sofferenza. Il centrosinistra ha il dovere di superare gli ostacoli e rifarsi nuovamente comunità. In quest’anno che ci separa dalle elezioni amministrative idee e progettualità devono essere rimesse al centro di ogni iniziativa pubblica che la politica fa, bisogna lavorare sul merito e raccontare ai cittadini cosa abbiamo in mente per farli vivere meglio. 
Abbiamo le capacità, gli strumenti e la forza per farlo.

Pensa che l’alleanza di Governo possa essere replicata nell’amministrazione della Città?

Penso che il nostro vero avversario siano sempre le destre. Differenze nel modo di intendere il governo della città tra i due schieramenti, il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle sono molto nette, altre meno. 
Penso che il compito di una politica responsabile e seria sia quella di ridurre le distanze con l’unico scopo di migliorare la vita delle persone. Facendolo ad ogni costo, perché la vita delle persone è più importante di qualsiasi calcolo elettorale. 

Che giudizio dà del sindaco Raggi e della sua giunta?

Non buono. Un’amministrazione che non ha fatto fare passi in avanti alla città ma ha provato a gestire l’esistente, con un evidente peggioramento della qualità della vita. I rifiuti ad ogni angolo della strada, trasporti inefficienti, cura del verde, e soprattutto più recentemente, paradigmi della gestione “particolare”, la questione vergognosa dei buoni spesa e il mancato impegno nella riapertura delle scuole a settembre. Ricordiamo che la sindaca ha ricevuto poteri speciali che non sta esercitando e i municipi non hanno un euro in più rispetto al periodo antecedente l’emergenza.

Ci dica tre tematiche principali di cui, secondo Lei e secondo i cittadini che incontra, il suo schieramento dovrebbe occuparsi? 

Quando i cittadini e le cittadine ti fermano per strada ti fanno la lista delle cose che non vanno e non puoi che dir loro “hai ragione”, sentendoti pure impotente perché dal municipio puoi fare bene poco. I temi sono quelli a cui facevamo riferimento prima: rifiuti, trasporti, l’evoluzione della città basata ovviamente su una transizione ecologica più che mai necessaria e fondamentale, la cura della persona e del territorio.

Che caratteristiche deve avere un sindaco per poter far fronte alle questioni irrisolte della Capitale? Secondo Lei, è preferibile che sia scelto tra i Big della Politica nazionale o deve provenire dalla società civile? Top Player o manutentore? 

Per essere il sindaco o la sindaca di questa città la prima caratteristica che devi avere è che devi amare Roma e i suoi cittadini. Bisogna accogliere di entrambi le mille contraddizioni, smussarle, studiare ogni cosa e soprattutto avere coraggio e giudizio nelle scelte, fissare sempre bene in mente che bisogna lavorare per le prossime generazioni, non per le prossime elezioni. Serve una squadra, un sindaco o una sindaca, che abbiano una visione per uscire dal pantano, big player o gregario non conta, contano le idee.

Veniamo al metodo della scelta: che giudizio dà del metodo delle Primarie? Può dirci un punto di forza e uno di debolezza delle Primarie? Preferisce che la scelta del candidato avvenga in modo diverso? Se sì quale?

Le Primarie sono un grande strumento di partecipazione, di collettivizzazione delle scelte e dei processi di ingaggio ma bisogna prestare attenzione che non diventino una sfilata di debolezze e soprattutto, cosa che temo di più, un terreno di scontro per affermare il proprio posizionamento, disgregando invece di unire. Abbiamo assistito in passato ad affermazioni non scontate passate attraverso le Primarie mentre altre sono stati frutto di tavoli; non c’è una formula valida sempre, in qualsiasi momento storico. Io penso che si debba lavorare su un’idea e su una visione per la città, su progettualità e contenuti, poi debba venire a cascata tutto il resto, soprattutto ora che c’è un bisogno spasmodico di una visione comune per la città e di concretezza, in una periodo di emergenza sanitaria, sociale e culturale.

Come immagina Roma tra 10 anni? 

Cullandomi nell’ottimismo: me la immagino diversa, più giovane anziché più matura. Mi immagino una capitale che abbia capito l’importanza del tempo che sta vivendo, che si sia convertita all’idea di “una città in trenta minuti” nella quale è possibile raggiungere il luogo sperato entro quel lasso di tempo perché i servizi presenti lo consentiranno, una città che non lascia indietro le persone più fragili. E poi me la immagino finalmente riformata in 15 mini -che poi mini non sono- comuni, gli attuali municipi, che godono di autonomia finanziaria e gestionale sui principali temi del quotidiano.

Tra i sindaci del passato, qual è il suo preferito? Perché?

Ho 28 anni, gli unici sindaci che ho veramente “vissuto” attraverso la mia esperienza sono stati Alemanno, Marino e Raggi, più il commissario Tronca.
Non mi piace adagiarmi su ciò che sento e leggo in giro sui sindaci del passato perché penso che per conoscere davvero vizi e virtù di un’amministrazione la si debba vivere in prima persona quindi vi dico che il mio sindaco preferito è il prossimo, a patto che il centrosinistra, insieme ai corpi vivi di questa città, le reti di persone e associazioni riesca ad esprimere con unità e visione la persona e la squadra più giuste.

Suggerisca al centrosinistra uno slogan per vincere le elezioni amministrative del 2021.

Nessuno slogan che non sono in grado, mi piacerebbe avere invece un programma scritto a tante mani, insieme: politica, società civile, terzo settore, imprese e quel tessuto sociale che ha retto e continua a reggere l’impianto di questa città.

Intervista di Gaia Coggiatti – Cittadini Democratici

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