Latino: “La sinistra si ispiri a Petroselli”

Intervista a Piero Latino, Segretario di “Articolo Uno” Roma

Segretario, dopo 4 anni di giunta Raggi, Roma com’è cambiata?

L’ annunciata ricandidatura della sindaca rende urgente un bilancio approfondito. Sul ciclo dei rifiuti, a partire dallo smaltimento, siamo di fronte a una vera e propria emergenza che non sfocia in crisi sanitaria grazie ai tanti cittadini che ostinatamente continuano a fare la differenziata e ai lavoratori di AMA che riescono a garantire il servizio nonostante le inefficienze dell’azienda. Sui trasporti siamo passati da 120 milioni di km a circa 80 milioni, nonostante l’entrata in servizio della metro C. Non si è fatto un passo avanti sul prolungamento della A e della B e sulla messa in opera della D. Tra le opere programmate dal governo nazionale non c’è una sola opera su ferro prevista nei prossimi anni. Unica eccezione l’annunciata chiusura dell’anello ferroviario, un annuncio che si ripete dai tempi in cui ero un giovane studente universitario. Ho voluto sottolineare le due emergenze più immediate ma anche la gestione dei servizi sociali e l’urbanistica ha fatto registrare una pesante inadeguatezza.

Al Governo del Paese, con il M5s siete alleati: a livello locale che rapporto c’è tra il suo partito e quello della Sindaca?

Con la sindaca purtroppo non c’è stata la possibiità di comunicare. Con il Movimento 5 stelle, a Roma, i rapporti sono poco più che formali. Ho l’impressione che vivano una sindrome da accerchiamento che li porta ad una chiusura verso gli altri che può rassicurare i fan più accesi ma che rivela, invece, una profonda insicurezza.

È in grado di indicare tre problematiche su cui il centrosinistra dovrebbe investire per  vincere le elezioni?

Innanzitutto dobbiamo indicare il nuovo ruolo dell’Italia nel mondo e in Europa in particolare. La crisi della capitale è parte della crisi dello Stato. Se dimentichiamo questo aspetto non arriveremo a nulla di più di un rispettabile elenco di buone intenzioni. In secondo luogo dobbiamo investire sul capitale umano. Tutte le grandi città sono dotate di un sistema produttivo strettamente connesso con un sistema universitario e della ricerca d’avanguardia. Dobbiamo recuperare velocemente. Infine la qualità della vita. Trasporti, verde, smartworking e servizi sociali di qualità orientati a riequilibrare la disparità di genere che penalizza le donne sia in ambito familiare che su quello della carriera lavorativa.

Il Centrosinistra è pronto per tornare al governo della Capitale? Pensa ci sia lo spazio per una candidatura unitaria come è avvenuto per le suppletive nel collegio Roma Centro storico?

L’unità è una condizione necessaria ma non sufficiente. Abbiamo bisogno di elaborare una proposta di cambiamento che sia il frutto di un reale processo partecipativo che coinvolga la cittadinanza attiva. Un processo che potremmo definire “le primarie delle idee” che non si esaurisca in un fine settimana e che costituisca un nuovo modello di alleanza politica, sociale e civica. Credo che per avere credibilità, requisito indispensabile, questo processo debba essere dotato di regole semplici e condivise da coloro che decideranno di prendervi parte.

Cosa pensa del metodo delle Primarie come modalità di scelta del candidato Sindaco? sono un momento di aggregazione e costruzione di un’identità oppure  una scusa per “pesarsi” e litigare tra candidati?

Articolo Uno non ha partecipato alle Primarie nel III e nell’VIII municipio. Questo perché nel tempo le primarie si sono trasformate in un gioco di società per le correnti, interne ed esterne al PD. Sono diventate un’occasione per regolare i conti tra eletti nelle Istituzioni con gravi effetti distorsivi su di esse. In sostanza le Primarie, pensate per rivitalizzare i partiti attraverso un processo democratico di selezione della classe dirigente, sono state addomesticate e, alle condizioni attuali, non costituiscono più un elemento di novità e di cambiamento.

Che Sindaco piacerebbe agli elettori di Articolo Uno? Una riconosciuta personalità politica o un candidato che viene dal territorio?

Le due qualità stanno insieme. Una personalità politica è forte se è in grado di farsi riconoscere dai cittadini. Una volta a questa esigenza avrebbero sopperito i partiti organizzati. Penso a Giulio Carlo Argan e al P.C.I. dell’epoca. Un candidato, o candidata, che proviene dal territorio non può essere privo di un riconoscibile profilo politico. Non credo al civismo come categoria di pensiero, a meno che non si voglia aderire alla teoria, per nulla nuova, della crisi delle ideologie e del superamento delle differenze tra destra e sinistra. Un esperimento già fatto, mi sembra con esiti poco felici.

Dei sindaci del passato, qual è il suo preferito?

A Roma Petroselli evoca il risanamento delle borgate, la fuoriuscita da una condizione disumana di centinaia di migliaia di persone. Si tratta di un periodo storico e di una concreta esperienza politica che è irripetibile. Mi piace però pensare che le forze di sinistra e progressiste abbiano in mente quell’aspirazione ad una società più giusta e ad una vita dignitosa per tutti.

Suggerirebbe uno slogan al centrosinistra per vincere le elezioni?

No. Non è il mio terreno. Credo che al centro del messaggio politico debba esserci la lotta alle disuguaglianze e l’esigenza di superare le inaccettabili disparità tra quartieri diversi. L’idea di una città che torni ad essere unita e consapevole della propria identità più che una sommatoria di storie, territori e ambizioni senza legami culturali e sociali.

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