Cultura e futuro per il Campidoglio

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Se mi chiedete di parlare di cultura non posso che raccontarvi del mio progetto di vita. Quando 25 anni fa arrivai a Tor Bella Monaca mi innamorai dei colori (invisibili agli occhi di tutti), dei sapori, degli odori, della speranza che ogni persona incontrata mi aveva trasmesso. Ho immaginato che se la cultura davvero ci salva, doveva essere un luogo fisico a realizzarlo e così, il 12 maggio 2018, ho aperto la prima libreria di zona. La libreria Le Torri.

Per 40 anni questa Roma è stata per i media quasi sempre cronaca nera. Abbiamo provato a cambiare spartito, a far sfogliare un nuovo vocabolario, a produrre buone notizie. Per la prima volta tanti importanti esponenti del mondo della cultura, della scuola, della scienza e dell’informazione sono arrivati qui muniti di Tom Tom, con la curiosità di non fermarsi alla piazza dello spaccio. Sono ormai passati due anni e l’interesse e la curiosità dei giornali (non tutti e non sempre) non sono scomparsi per lasciare il posto alle black news, ma continuano a raccontare pagine di buone azioni, di bambini volenterosi e di madri e padri che hanno come scopo far vivere le loro famiglie qui, tra speranze e resilienza, in una delle tante periferie italiane.

Come si prosegue questo duro cammino? Come si permette alle nuove generazioni di poter essere competitive nel complicato mondo del lavoro se nasci e cresci a ‘TorBella’?

Essendoci, questo è l’antidoto.

Continuando a realizzare appuntamenti inediti, chiamando il centro città a partecipare alle iniziative, scambiando esperienze, scardinando falsi miti cresciuti negli anni in cui l’informazione è stata univocamente attratta dalla cronaca nera. Avvicinando istituzioni considerate irraggiungibili e chiuse come l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e l’Università di Tor Vergata. Ma l’impegno culturale non basta. Servono investimenti reali per sostenere la crescita e la formazione di tutti, i nati italiani, le seconde generazioni, le classi meno abbienti, le realtà che soffrono per condizione sociale ed economica. Serve un intervento radicale, che si faccia davvero carico della periferia, che sia al passo con i tempi, che ci consenta, per esempio, di colmare la disuguaglianza digitale, con internet e dispositivi elettronici per tutti.

Abbiamo toccato con mano le difficoltà che quasi tutte le famiglie nelle zone periferiche hanno avuto durante il lockdown a cominciare dalla difficoltà di garantirsi il minimo sindacale in termini di formazione e istruzione. Non voglio neanche immaginare cosa rappresenterebbe in termini culturali, ma soprattuto di vite umane, una seconda chiusura totale.
Dobbiamo essere pronti a migliorare il servizio ai nostri giovani utenti attraverso strumenti adeguati.

La città di Roma non è un luogo semplice da governare, ma per troppo tempo il pressappochismo ha determinato la sua gestione; sono anni che la classe dirigente della sinistra chiede inutilmente il decentramento dei poteri; i municipi hanno bisogno di risorse che non passino dal bilancio del Campidoglio, di autonomia gestionale per poter intervenire direttamente su strade, scuole, emergenze, ma anche sulla valorizzazione di spazi pubblici, con investimenti per luoghi di aggregazione e culturali. L’associazionismo va bene, ma anche attività commerciali come la mia servono e fanno la loro parte ed è ora che lo Stato faccia la sua. Chi governerà Roma dovra investire tante risorse sulle periferie, anche avvalendosi di investitori privati se serve, per assicurare alle nuove generazioni un Futuro.

Come si cambia la cultura delle periferie? Dando riscatto attraverso il lavoro. Bisogna che la gente si svegli la mattina con un’opportunità e questa opportunità si chiama lavoro. Un lavoro che sia speranza, futuro, fiducia. I libri, la cultura, l’associazionismo possono fare la loro parte, ma poi ci vuole lo Stato, servono tante risorse per generare quel lavoro che consenta a madri e padri di avere impieghi onesti, senza andare dall’altra parte della città, affinché le nostre periferie possano trasformarsi da dormitori in fonti di opportunità.

Per cambiare le logiche della strada, devi offrire un’alternativa, che passa certo da un libro, ma soprattutto dalla dignità di un lavoro. La libreria Le Torri offre questo sogno a chiunque vi entra, ma non basta. Serve una presa in carico delle tante storie ascoltate e chi meglio della politica che amministra può davvero realizzare questa rivoluzione?
Mi aspetto una presa di coscienza da parte delle forze attive che animano la sinistra, per garantire tutto questo. E mi auguro che la nuova amministrazione capitolina possa favorire davvero quel riscatto che per troppo tempo c’è stato negato.

Alessandra Laterza

3 thoughts on “Cultura e futuro per il Campidoglio

  1. Bella intervista che fa sognare con le parole della Libraia Alessandra.
    Che le sue parole di speranza del futuro siano ascoltate e realizzate. Glielo e me lo auguro per tutti noi. Sono parole vere, di chi si è messa in gioco per realizzarle ed hanno un peso specifico importante, vanno ascoltate.

  2. Con l’augurio che chi si metterà in gioco per governare questa bella e caotica città faccia tesoro di queste parole . Grazie Alessandra

  3. Brava Alessandra, mi ricordi un ragazzo che nell’84 con questo entusiasmo iniziò a lavorare nelle biblioteche scolastiche della Provincia. All’epoca un progetto coraggioso, promosso guarda un po’ dalla buona politica locale della sinistra. Passai cinque anni indimenticabili a rivoltare come un calzino e a cercare di aprire al quartiere la polverosa biblioteca del Medici del Vascello, tra Monteverde e Donna Olimpia. Cultura, condivisione e territorio, riprendere quel mix per far di nuovo parlare tra loro le persone nei quartieri.

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