Cooperare è l’unica via per uscire dalla crisi

In questi mesi, contrassegnati dall’emergenza sanitaria ed economica legata al Coronavirus, sotto gli occhi di tutti è emerso un fenomeno che in realtà ha duecento anni di storia e che a Roma non ha mai smesso di essere forte, nemmeno durante il fascismo nonostante la feroce repressione: il fenomeno del mutualismo. Il mutualismo non è carità, non è beneficenza: è conflitto sociale verso le istituzioni, per richiedere dignità e diritti per i più deboli, spazi di democrazia diffusa e partecipata, riappropriazione e tutela dei beni pubblici da parte della collettività, messa al centro dei beni comuni, unito alla costruzione di un’alternativa politica e sociale qui ed ora, nelle prassi di ogni giorno che si legano alla costruzione teorica di una nuova identità politica non dogmatica e sempre aperta alle sperimentazioni.

Una realtà politica che però ha ben chiaro da che parte sta: quella dei margini, dei più deboli, di chi è sfruttato, di chi è senza voce. Perché se stanno bene gli ultimi stanno meglio tutti. Perché cooperare è l’unica via per uscire dalla crisi e del resto ce lo insegna la stessa natura che di cooperazione ed interdipendenza nutre tutti i suoi processi generativi e riproduttivi. Questo movimento mutualista è emerso nelle pratiche quotidiane dicevamo: la distribuzione dei pasti, l’assistenza psicologica e legale, la lotta alla violenza sulle donne, la fornitura di materiale sanitario anche a chi è fuori dalle reti del welfare cittadino. Queste pratiche sono state agite in tutta Italia, ed a Roma sono state particolarmente partecipate. 
Associazioni cattoliche e laiche, spazi sociali, parrocchie, militanti ed attivisti, municipi progressisti e solidali, si sono uniti in una rete che ha supplito alle carenze dell’amministrazione comunale, quella di Virginia Raggi, che è stata totalmente assente nel dare risposte alle istanze dei cittadini, dei movimenti sociali. Istanze che pure le sono state spiattellate davanti con diverse manifestazioni.

Ed allora da questa città meticcia e democratica, partecipata e multicentrica, bisogna ripartire. Se il centrosinistra vuole avere possibilità di fungere da argine all’onda nera postfascista di Fratelli d’Italia,come al qualunquismo targato Raggi, è necessario che aprano porte (e finestre) a processi democratici e partecipativi che del resto si sono messi in moto a prescindere dalla volontà di una classe dirigente spesso miope delle forze progressiste cittadine e non solo. Esperienze come Mosaico Roma, animate dalla Rete dei Numeri Pari, porteranno in città le proposte di chi ogni giorno il mutualismo lo pratica e lo vive. Vedremo quanto le forze politiche del centrosinistra sapranno recepire, nel merito e nel metodo, di questa nuova via mutualista e municipalista che anima la capitale. 

di Antonino Martino, Presidente Nazionale Spazio Solidale

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